Rassegna stampa

Il Predestinato: il Datagate spiegato agli americani

Alessandro Nardone - The PredestinedSi chiama Alessandro Nardone, è italiano e il suo libro parla di un tema caro agli USA che sembra non toccarci. Eppure dovrebbe.

Lui ne è certo, se solo fosse nato a New York con il nome di Alexander, sarebbe stato tutto più semplice, almeno dal punto di vista editoriale. Sarà per questo che il protagonista del suo ultimo libro, Il Predestinato, si chiama proprio così: Alex, diminutivo di Alexander. Il romanzo di Alessandro Nardone prende libero spunto dai fatti del Datagate, il caso scoppiato dopo le ammissioni di Edward Snowden nell’estate del 2013, tutte incentrate sulle capacità di spionaggio della NSA, la National Security Agency degli Stati Uniti.

Da quel momento testate e organi di informazione di tutto il mondo hanno cominciato ad occuparsi del tema intercettazioni o meglio, dell’evidente sottrazione delle libertà individuali rispetto all’utilizzo di reti telefoniche, mobili e informatiche. Una storia, quella di Snowden, che sembra uscita fuori da un copione di Hollywood, perfetta per essere raccontata e tramandata ai posteri, anche inserita all’interno di un panorama costruito ad-hoc come quello de “Il Predestinato”.

Il romanzo racconta le peripezie di Alex Anderson, giovane membro del Congresso degli Stati Uniti che, nel bel mezzo della campagna elettorale, diventa l’obiettivo numero uno di Chuck Dillinger, ex agente della CIA giunto agli onori della cronaca per aver divulgato decine di documenti top secret e particolari scottanti riguardo all’attività della National Security Agency. L’anello di congiunzione tra i due è Maggie Jones, l’amica del cuore di cui Alex non aveva notizie dal 1986 e che, improvvisamente, torna a farsi viva. Insieme all’amico Matt Payne e a Veronica Hates, giornalista del Los Angeles Times, conosciuta poche ore prima a bordo di un aereo, Alex comincia una vera e propria corsa contro il tempo che lo vedrà lottare, oltre che per la sua vita, anche per sventare un attacco al cuore democrazia.

Lo scandalo è duplice: prima di tutto storico. Quella raccontata dal libro è una vicenda legata a doppia mandata agli eventi del Datagate, anche nelle relazioni amorose tra il protagonista e la sua amata e nella presa di coscienza di quanto la tecnologia, se utilizzata per fini poco etici, possa rappresentare una piattaforma di primaria importanza per ottenere dati e informazioni riservate su cittadini che nulla avrebbero da temere nei confronti delle forze dell’ordine.

Il secondo aspetto è che dopo più di due anni dalle confessioni di Snowden il riscontro bibliografico sul tema è davvero minimo, quasi nullo se si guarda agli Stati Uniti.

Tocca allora ad un italiano riportare il tema all’attenzione dei lettori, fossero anche gli uomini politici che di questo dovrebbero occuparsi durante le loro giornate al Congresso. Ma come è venuta l’idea di scrivere un romanzo del genere? Non c’era il dubbio che il tema potesse essere troppo distante dall’interesse del lettore italiano?

È stato proprio il distacco con cui in Italia si è affrontato lo scandalo Datagate a spingermi ad approfondirlo e, leggendo i centinaia di documenti relativi alle attività della NSA, mi sono reso conto che quello di Edward Snowden fu un vero e proprio atto di coraggio: è grazie a lui, infatti, che in ogni parte del globo si è acceso il dibattito sulle intercettazioni digitali. Un vero e proprio paradosso, se pensiamo che gli stessi strumenti che vengono utilizzati per controllarci, sono i medesimi che ci fanno sentire liberi. Inizialmente non pensavo di poter stendere un romanzo ma, una volta nata l’idea, ho cominciato a scrivere e non mi sono più fermato.

Nardone, già al successo con “Ti odio da morire”, best seller con oltre 120 mila copie vendute su iTunes, ha disegnato uno scenario coerente con la situazione americana degli ultimi anni, dove Alex è la trasposizione fantasiosa ma calzante di Barack Obama, mentre le azioni di Snowden si rispecchiano in quelle di Dillinger. Quanto di reale c’è nella vita dei due personaggi raccontati nel libro e in che modo le loro vicende potrebbero “insegnare” agli USA a comportarsi nei confronti di Snowden? Pur prendendo spunto da fatti reali, il Predestinato è comunque fiction e quindi, in funzione della trama, mi sono preso la libertà di mixare una buona dose di realtà con la mia fantasia, plasmandole attorno ad una storia che spinge i lettori a riflettere su questioni che ritengo fondamentali. Proprio perché si tratta di un romanzo e non della biografia di Snowden, il personaggio di Chuck Dillinger, pur essendo il cattivo, ha il grande merito di far cambiare idea ad Alex Anderson riguardo al ruolo della NSA e, quindi, al concetto di sicurezza che troppo spesso dai suoi compagni di partito è stato utilizzato come pretesto per far passare dispositivi liberticidi come il Patriot Act che, come è emerso grazie a Snowden, hanno finalità assai meno nobili.

Anche “Il Predestinato” mette in scena un utilizzo spasmodico, a tratti criminale, della tecnologia moderna, basata sul web e sull’iper-connettività che ci accompagna in ogni istante della giornata. Nonostante diversi proclami, il Presidente Obama ancora non ha agito per la riformulazione della National Security Agency. Cosa sceglierebbe Anderson se fosse reale: totale libertà digitale (con i rischi connessi) o connettività “controllata”?

Non è un caso se dopo un attentato terroristico, una volta individuati gli autori, viene puntualmente fuori che questi fossero già noti alle forze dell’ordine. Ciò dimostra che, se solo lo volessero, le agenzie di Intelligence saprebbero perfettamente su quali ambienti focalizzarsi per neutralizzare le attività dei terroristi e dei loro fiancheggiatori. Al netto delle variabili impazzite e per questo imprevedibili, s’intende. Le intercettazioni di massa hanno invece lo scopo di controllare chi siamo e cosa facciamo per orientare i nostri acquisti, gli atteggiamenti e anche le opinioni. Un modo per controllarci, insomma, ed il controllo si sa, è una delle armi più affilate del potere. Con ciò non intendo dire che la tecnologia debba essere messa al bando ma c’è bisogno di utilizzare questi strumenti con consapevolezza e attenzione. Quanto all’aspetto legislativo, se fossi Anderson cercherei di applicare alla Rete lo stesso concetto che ho della società “reale”: poche leggi, ma chiare e ineludibili.

Antonino Caffo | @connessioni

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