Il Predestinato

Il Predestinato: Snowden e il Datagate diventano un romanzo

Il Predestinato - Snowden - Nardone - Panorama

Dapprima cominciammo intercettando i capi di stato, per poi passare ai livelli intermedi arrivando, nel giro di un lasso di tempo tutto sommato breve, ad ascoltare quasi ogni cittadino del pianeta Terra, se necessario. Telefono, internet, carte di credito, satelliti. Tutte porte spalancate, nelle quali noi ci siamo soltanto limitati ad entrare“.

Quello che avete appena letto è un estratto del libro Il Predestinato, Alessandro Nardone, Youcanprint, 2014 ma potrebbe essere benissimo una dichiarazione di un qualsiasi agente della NSA, mentre spiffera come funziona uno dei software spia utilizzati negli ultimi 20 anni e di cui conosciamo l’esistenza grazie ad Edward Snowden. Ed è proprio il giovane ragazzo statunitense, oramai esiliato in Russia, la causa scatenante di questo romanzo, che prende in prestito molte vicende del Datagate, per costruire una storia che ha qualcosa di inventato, ma anche tanti particolari e suggestioni hi-tech reali, per nostra sfortuna (o fortuna decidete voi).

Il Predestinato è la storia di Alex Anderson, giovane membro del Congresso degli Stati Uniti che, nel bel mezzo della campagna elettorale, diventa l’obiettivo numero uno di Chuck Dillinger, ex agente della Cia giunto agli onori della cronaca per aver divulgato decine di documenti top secret e particolari scottanti riguardo all’attività della National Security Agency. L’anello di congiunzione tra i due è Maggie Jones, l’amica del cuore di cui Alex non aveva notizie dal 1986 e che, improvvisamente, torna a farsi viva. Con una telefonata. Insieme all’amico Matt Payne e a Veronica Hates, giornalista del Los Angeles Times conosciuta poche ore prima a bordo di un aereo, Alex comincia una vera e propria corsa contro il tempo che lo vedrà lottare, oltre che per la sua vita, anche per sventare un attacco al cuore democrazia.

Sì, insomma, voglio dire… sapete cosa compriamo quando andiamo a fare la spesa, le confidenze che facciamo alla nostra migliore amica, o con chi andiamo a letto. Sarebbe questa, la più grande democrazia del Mondo?

Si notano già alcune congruenze con la vera storia del Datagate. Alessandro Nardone, da abile manipolatore del testo scritto (è suo il successo “Ti odio da morire” con oltre 50 mila copie digitali vendute su iTunes) ha pensato bene di cambiare le carte in tavola, raccontando un Edward Snowden (il suo Chuck Dillinger) come soggetto interno al governo degli Stati Uniti, che mette in pericolo la credibilità di Alex Anderson, più o meno un Obama odierno (ma vista la cronostoria del Datagate anche un George W. Bush).

“È questo il risvolto più interessante – ci spiega Nardone – visto che Dillinger, come pure Snowden, è una persona pienamente informata dei fatti, quindi non una talpa in senso stretto. Snowden non è un ragazzo che ha deciso di lavorare come appaltatore della NSA per rubarle i segreti; lui credeva davvero in quello che faceva ma quando ha scoperto, forse per caso, le pratiche di monitoraggio globale ha deciso di proseguire per la via della legalità e della denuncia”.  Come il vero Edward Snowden anche Dillinger all’inizio non sa cosa sia meglio per il suo paese. Spifferare tutto e mettere in pericolo i programmi anti terroristici o nascondere al mondo la verità sulla tanto declarata libertà degli Stati Uniti?

A fare da sfondo all’intrigata questione dello spionaggio internazionale c’è anche una storia d’amore, quella tra Alex e Veronica che colorerà ulteriormente il sentiero tracciato dall’Intelligence USA lungo le 300 pagine del libro. Ma il successo di un romanzo del genere è anche la capacità di far riflettere sull’attuale status della privacy in Rete. Sotto un certo punto di vista Alex rappresenta ciascuno di noi. E’ lui l’avatar romanzato di tutte le persone che ogni giorno cercano qualcosa su Google, comprano un oggetto su Amazon o controllano la posta su Outlook e poi si chiedono se qualcuno, dietro lo schermo, abbia spiato le loro azioni, magari per fugare un dubbio o per puro divertimento voyeuristico. Alzi la mano chi non si è mai posto la stessa domanda.

Antonino Caffo per Panorama