Il Predestinato

Pensa, poi, al Datagate, alla tua libertà e ai giochi del destino

«Benvenuti nello “Sceriffo d’America”, signori!», esclamò Da Silva, ostentando un certo orgoglio.
Una volta entrati, sia io che Veronica rimanemmo letteralmente esterrefatti, a bocca aperta.
Nemmeno il tempo di guardarci negli occhi, che la porta che avevamo appena oltrepassato si chiuse alle nostre spalle. Da Silva aveva ragione, il posto in cui eravamo arrivati era la pancia dell’Fbi, anzi, a ben vedere, era la vera Fbi.
Infatti, quella nostra discesa agl’inferi del quartier generale californiano, ci aveva portati in quella che, a prima vista, appariva come una centrale nella centrale.
«Quella che avete di fronte ai vostri occhi è la nostra vera sede operativa: qui dentro lavorano oltre seicento persone, ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all’anno. Da questi uffici passiamo al setaccio, in tempo reale, ogni genere d’informazione che possa anche solo lontanamente riguardare l’interesse e la sicurezza della nostra Nazione. Conversazioni telefoniche, e-mail, social networks, carte di credito, immagini provenienti dalle nostre telecamere satellitari… tutto passa attraverso quelli che noi chiamiamo filtri, e che altro non sono che una serie di procedure rigidissime che ci consentono sapere chi fa cosa, dove, perché e con chi…», spiegò Da Silva, che venne bruscamente interrotto da Veronica.
«Ispettore, se ho ben capito lei sta dicendo che siamo tutti radiografati ai raggi X, è così?»
«A grandi linee, le cose stanno in questo modo, Mrs. Hates…»
«Non trova che tutto questo sia quantomeno inquietante? E tu, Alex? Non dirmi che voi del Congresso non sapevate nulla, di tutta questa storia! Sì, insomma, voglio dire… sapete cosa compriamo quando andiamo a fare la spesa, le confidenze che facciamo alla nostra migliore amica, o con chi andiamo a letto. Sarebbe questa, la più grande democrazia del Mondo?»
«Mrs. Hates, una grande democrazia come la nostra, per rimanere tale, deve dotarsi degli strumenti necessari per potersi difendere da ogni minaccia. Per come la vedo io, se questo è il prezzo da pagare per salvare milioni di vite, beh, vale la pena accollarselo.»
«Mah, vorrei esserne sicura tanto quanto lo è lei, Ispettore…»

Snowden - Il PredestinatoNo, la fonte del il dialogo che avete appena letto non è un’intercettazione, ma un romanzo, Il Predestinato, che ho scritto ispirandomi alle rivelazioni che Edward Snowden ha reso pubbliche con la collaborazione di Glenn Greenwald e del quotidiano britannico The Guardian, dando così vita allo scandalo che in Italia conosciamo con il nome di Datagate.

Partiamo da un presupposto a mio avviso irrinunciabile: la realtà per molti aspetti sconcertante che emerge dai files top secret portati alla luce dall’ex tecnico della Cia non riguarda unicamente le alte sfere degli apparati governativi ma, al contrario, chiunque faccia abitualmente uso di un device connesso alla Rete, di una carta di credito, o perfino di un banale telefonino di vecchia generazione. Se non tutti, poco ci manca, insomma. Fatta questa premessa, veniamo al vero e proprio dilemma sul quale, oltre al sottoscritto ed al protagonista del romanzo, si sono a lungo interrogati sia Greenwald che lo stesso Snowden: fino a che punto è giusto sacrificare la nostra libertà individuale in nome della sicurezza nazionale?

D’altra parte, il paradosso che emerge da tutta questa vicenda, è che quegli stessi strumenti capaci di allargare i nostri confini dandoci la netta percezione di essere più liberi rispetto a quanto non lo fossimo vent’anni fa vengono utilizzati, allo stesso tempo, per controllarci come non mai fino ad ora limitando, di fatto, la libertà di ognuno di noi. Certo, il concetto secondo cui chi non ha nulla da nascondere possa dormire sonni tranquilli è plausibile, ma in linea puramente teorica, non foss’altro per il fatto che il controllo è di per se stesso un’affilatissima arma di potere, e nelle pieghe del potere, si sa, spesso e volentieri si annidano interessi capaci di andare ben al di là anche delle immaginazioni più fervide. Quelle stesse pieghe nelle quali circa un anno fa ho deciso di addentrarmi, inventando una storia di pura fantasia con la quale mi sono posto l’obiettivo di far divertire i lettore catapultandolo in un sentiero disseminato di colpi di scena, ma anche di lanciare qualche spunto di riflessione in merito ad una questione, quella di cui ho sin qui scritto, che non può e non deve lasciarci indifferenti.

Alessandro Nardone per L’Intraprendente