Rassegna stampa

Alessandro Nardone, “Nel mio libro cerco di capire se è giusto sacrificare la propria privacy per la sicurezza nazionale”

Una spy story avvincente, scritta da un italiano, ma dal sapore tutto americano. “Il predestinato” è l’ultima fatica letteraria di Alessandro Nardone che, in questa intervista, ci racconta i retroscena del suo libro

MILANO – Nell’era di internet, social network, telefonini e carte di credito, viene da chiedersi: siamo tutti intercettati? A quanto pare si. Una risposta, ovvia ma sconcertante, che emerge dall’ultimo libro di Alessandro Nardone, “Il predestinato”. Il protagonista, Alex Anderson, giovane membro del Congresso degli Stati Uniti che, nel bel mezzo della campagna elettorale, diventa l’obiettivo numero uno di Chuck Dillinger, ex agente della Cia assurto agli onori delle cronache per aver divulgato decine di documenti top secret e particolari scottanti riguardo all’attività della National Security. L’autore ci racconta i retroscena della sua spy story in questa intervista.

Come nasce la trama del tuo nuovo thriller?

È la sintesi di diversi elementi: i miei viaggi, tanto per cominciare. Alcuni suoi colleghi hanno definito Il Predestinato «un romanzo americano scritto da un italiano», ecco, questo lo ritengo uno dei riconoscimenti più importanti tra quelli ricevuti, perché dietro ad una trama del genere ci deve necessariamente essere una conoscenza dei luoghi, in questo caso gli Stati Uniti e l’isola di Aruba, e l’ispirazione che evidentemente mi hanno trasmesso. Poi c’è l’idea vera e propria della storia, che mi ha lavorato in testa per alcuni mesi, nei quali ho riflettuto sul punto interrogativo ché, poi, è la chiave di volta del romanzo e, cioè, fino a che punto è giusto sacrificare la nostra libertà individuale (in questo caso la privacy) in nome della sicurezza nazionale?

Per personaggi e storia ti sei ispirato a fatti di cronaca reali?

Partiamo dal presupposto che stiamo parlando di fiction. Questo, però, non significa che ci si possa discostare a dismisura dalla realtà sulla quale, invece, è necessario un lavoro di taglia e cuci a misura della trama. Il che, tradotto, significa uno studio approfondito della materia che, nel caso de Il Predestinato, è vastissima, perché spaziamo dallo scandalo Datagate, agli attentati dell’11 settembre ed alle operazioni militari che ne sono conseguite, passando per gl’intrighi e le rivalità all’interno di Cia ed Fbi e per un viaggio nei meandri della società segreta più famosa del Mondo, ovvero Skull and Bones, avvolta da un vero e proprio alone di mistero, dimostrato dal fatto che sono davvero poche, le informazioni reperibili a riguardo.

Dopo il successo del tuo precedente libro, come mai hai deciso di rinunciare a pubblicare Il Predestinato con una casa editrice affermata, scegliendo invece una piattaforma emergente come Youcanprint?

Dopo “Ti odio da morire” sono state diverse, le proposte che ho ricevuto da case editrici di stampo tradizionale, e non nego che sia stato molto difficile dire di no, soprattutto quando a proporti un contratto sono editori di primo piano. Diciamo che, ad incidere, sono stati diversi fattori, primo tra tutti la possibilità di mantenere i diritti sull’opera pur avendo una distribuzione che, grazie alla partnership tra Youcanprint e Fastbook, è su scala nazionale. Poi, certamente, anche una questione di abbattimento dei tempi ed il fatto che Alessandro De Giorgi – Ceo di Youcanprint – abbia creduto sin da subito nel sottoscritto. Credo di poter dire che, fino ad ora, si tratti di una scelta azzeccata per entrambi.

Cosa consiglieresti ad un giovane scrittore che cerca di pubblicare il suo libro e darne più possibile visibilità?

Evito di rispondere con le solite banalità retoriche, perché sono il primo a sapere quanto sia difficile ottenere visibilità, visto che mi occupo di comunicazione. Certo, questo è stato un vantaggio non indifferente però, alla base di tutto, ci deve sempre essere la qualità del libro, perché lo strumento più potente è e rimane il passaparola. Ergo, se il libro piace vende, in caso contrario no, e non ci sono santi o campagne di marketing che tengano. Detto questo, se posso permettermi di dare qualche suggerimento a chi ha un libro nel cassetto e sogna di farne un bestseller, direi di puntare moltissimo sull’editing, magari affidandosi a dei professionisti, dopodiché tentare di promuoverlo sfruttando quella grande vetrina che è il web, ma senza rinunciare di stare in mezzo alla gente, organizzando presentazioni, anche davanti a dieci persone.

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